Vischio

 

 

 

 

 

Nome latino: Viscum Album
 

Famiglia: Lorantacee
 

Habitat e distribuzione: Il vischio è originario di molte regioni dall’Europa nordoccidentale alla Cina. Raramente reperibile sulle conifere, comune sulle latifoglie.
 

Descrizione: Sempreverde legnosa perenne con fusto cilindrico ramificato biforcuto. Possiede foglie coriacee e strette di colore verde chiaro. I suoi fiori compaiono alla fine della primavera. I frutti sono globosi, di colore bianco, collosi e contenenti un unico seme.
 

Avvertenze: Tossico ad alto dosaggio; può causare intolleranza in alcuni soggetti. Le bacche sono altamente tossiche per l’uomo: una decina di queste possono infatti causare vomito, abbassamento della pressione e disturbi nervosi; una quantità maggiore può provocare la morte per arresto cardiocircolatorio.
 

Tradizione e simbologia: Alcune fonti narrano che i druidi fossero soliti compiere i loro sacrifici ai piedi di una quercia dalla quale, il sesto giorno della luna di novembre, tagliavano con un falcetto d’oro dei rami di vischio, usati poi come amuleti contro gli spiriti del male.

Plinio il Vecchio narra che il vischio era chiamato dai druidi “guarisci tutto” per le sue innumerevoli proprietà medicinali.

Un’usanza nordica vuole che il vischio sia regalato all’inizio del nuovo anno come buon augurio e come oggetto magico per scacciare demoni e malefici; per assicurare il bel tempo e per ottenere raccolti abbondanti. Era anche ritenuto in grado di domare gli incendi e, per questo, se ne appendevano dei rametti sulle porte delle case e dei fienili. Si credeva, infine, che fosse un ottimo rimedio contro la sterilità femminile.

Si dice che una coppia di innamorati che si bacia sotto il vischio convolerà a nozze entro un anno.

Nell’alfabeto Ogham il vischio rappresenta la rigenerazione e la sopravvivenza in quanto durante l’antichità si vedeva in esso un simbolo di vigore non spento e di vittoria sulla morte.

Proprietà terapeutiche: Si usano i rami e le foglie essiccate che hanno un’azione ipotensiva, cardioattiva, diuretica e sedativa. Secondo alcuni è un potenziale anticancerogeno.

 

Calderone del druido:

USO ESTERNO: far bollire per un quarto d’ora una manciata di foglie giovani in un litro di acqua. Lo si usa per irrigazioni vaginali, cataplasmi, nelle algie reumatiche, nelle sciatiche e nelle nevriti.

USO ORALE: far bollire una punta di cucchiaino di foglie in una tazza d’acqua e lasciarle in infusione per dieci minuti. Se ne assumono due tazze al giorno, lontano dai pasti.

VINO MACERATO: un bicchiere al giorno.

 

Secondo la tradizione nordica, portare il vischio intorno al collo contribuiva a tenere lontani gli spiriti maligni. La particolarità del vischio di crescere abbracciato agli alberi, ed in particolare alle querce, era attribuita al timore della pianta stessa di «toccare terra» e di perdere così i suoi preziosi poteri. Per questo i Celti adoravano la pianta come un dono del cielo; una sorta di sperma divino proveniente della sacra quercia che doveva essere raccolto con un preciso rituale religioso. Al sesto giorno di luna dopo il solstizio d'inverno e durante la "notte madre" dei Celti, i sacerdoti druidi vestiti di bianco, recidevano i rametti di vischio con un falcetto d'oro e li lasciavano cadere su di un drappo bianco. Il rito si concludeva con il sacrificio di due buoi bianchi e con la distribuzione del vischio al popolo, che poteva così invocare la benevolenza degli dei e sperare nell'effetto benefico e medicamentoso di questa pianta.

Nonostante fosse apprezzato da sempre nella medicina popolare del nord, il vischio venne iscritto per la prima volta nelle farmacopee - in particolare quella germanica - non prima della seconda metà del secolo scorso; tempo in cui vennero scoperti e sperimentati per la prima volta i suoi principi attivi.

Da circa un secolo infatti, lo studio dei principi attivi del vischio interessa a più riprese numerosi ricercatori con risultati - a dire il vero - spesso discordanti, ma comunque di notevole interesse scientifico.
Le ricerche si stanno orientando sull'attività di un polipeptide e di alcune glicoproteine che vengono genericamente chiamate viscotossine. Questi principi attivi sarebbero in grado di aumentare l'attività del timo, di aumentare le dimensioni della milza e dei linfonodi, di stimolare i linfociti T, di attivare la fagocitosi, di stimolare il midollo emopoietico danneggiato e di aumentare il numero degli eritrociti. Sarebbero in grado, in conclusione, di esercitare un'azione antiblastica, ma i meccanismi di azione di questa importantissima attività farmacologica sono ancora tutti da chiarire.

Per il momento, la scienza medica si limita ad una sola e principale indicazione terapeutica del vischio che è certamente quella che si riferisce al trattamento di diversi stati ipertensivi. L'azione antipertensiva dei vischio è attribuita ai flavonoidi e agli amminoacidi liberi presenti nella pianta e avrebbe un meccanismo riflesso a livello delle zone vaso-sensibili dei seno carotideo e dell'area cardio- aortica con un sensibile effetto ipotensivo e bradicardizzante.